URLO, IL LIBRO DI MIMMO FONTANELLA

URLO, il libro di Mimmo Fontanella

Con l’alto patrocinio del Comune di Napoli e con l’Assessorato ai Beni Culturali, presento il nuovo libro URLO

LA SINOSSI DEL LIBRO

“URLO” nella mia città, ma solo per mettere a nudo ciò che è vero, ciò che vedo, ciò che sento e che accade realmente nei matrimoni. Ironia, culto, folklore e tradizioni fanno parte del nostro patrimonio di vita. Per me fotografarli è un po’ come sfiorare tante vite, ognuna ha qualcosa di singolare; a volte un gesto, una smorfia, un sorriso... bisogna saper aspettare. In qualche caso, si riesce a penetrare in quelle vite e allora la macchina scatta ed è come un fiume in piena. In questa raccolta, ho voluto raccontare attraversando i miei pensieri, l’infinito mondo umano che colora con le sue passioni, i suoi affetti, le sue radici, il giorno del matrimonio. Ho scelto momenti di festa, vissuti a Napoli e in alcune città del sud Italia. In particolare, ho privilegiato l’ambientazione della mia città, dove vivo e lavoro e dove, più che altrove, nel matrimonio, la casualità, l’imprevisto, vengono affrontati col sorriso e con quel pizzico di sana follia. Le persone sono personaggi che sembrano appartenere ad un teatro che va in scena ogni giorno nei vicoli, nelle strade, nelle piazze e tutti entrano a far parte di diritto o per caso a questo grande evento che è il matrimonio. Qui c’è tutto quello che la gente non ha detto apertamente: le cose inconsuete, le emozioni nascoste. Qui c’è tutto quello che la gente forse non avrebbe voluto raccontare mai.

Una accurata raccolta di immagini del Backstage eseguiti dal 1998 al 2023, fatta dai miei pensieri e fatti realmente accaduti.

Scattate in tecnologie digitali e analogiche, stampate in Bianco e Nero ma senza aver subito alterazioni grafiche rilevanti al Photoshop.

Il libro è composto da 272 pagine, di formato 21,0 cm x 29,7 cm, 268 scatti divisi in 20 capitoli:

 

Il perché dell’URLO

La raccolta di queste immagini, che ho scelto per questo libro, può apparire sorprendente e a volte simpatica e pittoresca.

Negli scatti vive una Napoli legata alle radici, alla tradizione, ai gesti antichi, al folklore, alla festa, scandita da emozioni, da momenti imbarazzanti e risate a squarciagola.

Purtroppo a volte, nel profondo, la realtà che viene rappresentata è solo apparenza, è un modo come un altro per illudersi di vivere in un luogo dove la gente è sempre spensierata e felice di aver raggiunto la sua meta. In altri scatti, invece, affiorano anime amare, di una Napoli povera e in difficoltà, radicata nell’ignoranza.

È la Napoli in cui rubo testimonianze vere, la città dove ho vissuto fin da ragazzino.

Diversamente dall’educazione ricevuta, sin da piccolo mi rendevo conto che a scuola i miei coetanei vivevano in ambienti nutriti dall’ignoranza dove l’educazione era impartita solo con minacce fisiche e violenze verbali, il cui futuro era inconsapevolmente già segnato ed ereditato. Infatti, in molti, ancora oggi, appaiano presto adulti: madri e padri precoci, per i quali il matrimonio è inteso come punto di arrivo e partenza per il loro futuro. Futuro quasi sempre precario, spesso fatto di effimera speranza, fondato sull’evasione,  sull’illusione del gioco, unico riscatto sociale per finire poi invocando Santi per poter garantire alla famiglia due pasti al giorno.

Ma nonostante tutte le difficoltà amo Napoli. Amo la sua brava gente, quella onesta, vera, piena di carità umana. Appena ho potuto l’ho catturata nel mio obbiettivo, sempre con amore e rispetto.

Le immagini sono eloquenti. Narrano la vita, le emozioni, i riti, l’intimità familiare. Ho cercato nelle loro vite le sfaccettature e le essenze delle loro anime.

Nei loro gesti c’è la verità degli affetti, il sorriso, la speranza, uno spiraglio, un tratto di luce da conservare per chi viene, per chi non deve restare al buio.

Mi colpiscono i volti, quelli con espressioni grottesche e solcate dalle profonde rughe, non solo cotte dal sole ma scavate dall’amarezza di una vita precaria e piena di affanni.

Esprimono un’esistenza di privazioni, di disincanto, un’astuzia cattiva perché è quella che insegna la strada, per sbarcare il lunario.

Spero che questa parte della Napoli che arranca, che muore di fame, che subisce ingiustizie possa presto scomparire e che il libro resti a testimonianza storica di un popolo che sorride ad ogni costo.

Vorrei che l’Urlo della bambina in copertina smuovesse molte coscienze perché tutto possa cambiare. Che la nuova generazione fosse fatta solo di gente che abbia l’opportunità di non abbandonare mai più i banchi di scuola, che abbia un lavoro e un modo di vivere onesto e onorevole.

Vorrei tanto di nuovo fotografare quelle facce per vedere non più rughe e ghigni grotteschi, ma sorrisi sereni e appagati.

Vorrei che Napoli non fosse più un luogo amaramente marchiato dalla violenza, ma conosciuto solo per le sue bellezze naturali, per la sua storia, l’arte e la cultura della sua gente.

 

Per le capacità tecniche e artistiche dimostrate nella fotografia Social/Reportage

Premio Awards per la fotografia, sezione miglior Libro, Rassegna FEP Bruxelles ( Belgio ).

Premio Awards per la fotografia, sezione miglior Libro, Rassegna FEP, Orvieto fotografia e Gruppo Mondadori

                 

Questo libro è un progetto artistico di Mimmo Fontanella coperto da Copyright.  E’ vietata la riproduzione anche parziale, fotocopiata, digitale o su qualsiasi altra forma.

 


LA DIGNITA' DI UN ARTISTA

Un artista degno di rispetto

"Voglio fare questa vita. Voglio vagare per la mia città ed essere libero, mi basta avere la possibilità di incontrare persone che credano in me e mi possano aiutare a mettere un piatto a tavola

Ogni artista intinge il pennello nella sua anima e dipinge la sua stessa natura nelle sue stesse immagini. Benché si legga inequivocabilmente, quel piccolo brivido di povertà che provo mentre l’artista ritrae il mio volto, vedo scolpita nei suoi occhi una figura immaginaria di un uomo libero e pulito dentro, nonostante stia nella miseria. Non ha lavoro, forse è anche un uomo solo, senza neanche una fissa dimora. Sento sulla sua pelle e sul suo foulard un profumo di lavanda che inebria i miei pensieri e nascosta fiera dietro gli occhialini, un’espressione di un uomo che tiene orgoglioso e vivo il senso di meraviglia nel mondo, un qualcosa che si porta dentro con le proprie paure ma senza barare, qualcosa che forse non ha mai perso o venduto... la sua dignità.

Tratto dal capitolo del libro di Mimmo Fontanella "URLO"

La Dignità di un essere umano

 


SIAMO A CASA

SIAMO A CASA

In un tempo dilatato e in uno spazio confinato, la storia di queste settimane ci impone un’altra vita.

Siamo a casa. È pandemia! Ci incontriamo con noi stessi più volte e siamo impreparati, disarmati davanti alle fragilità di quella parte sensibile e analitica, che un tempo ci attendeva solo di sera, per dichiararsi fiera o meno fiera di noi.

Mentre scavo nel profondo di me stessa e cerco la dimensione più intima e recondita dei miei pensieri, mi fermo. Non sono io al centro di tutto questo. C’è chi muore di Covid 19 e chi muore di fame. Pensiamo a loro!

Intorno a me la vita si è fermata. Mentre ogni giorno facciamo il punto dei morti e dei malati in terapia intensiva, altre vite sono ferme. Vivevano del loro lavoro e adesso non hanno i soldi per fare la spesa. E il decreto salva Italia? I soldi stanziati perché non arrivano?

Non vi disturbate a organizzare salotti politici per intrattenerci piacevolmente in dissertazioni sterili, non vi disturbate a emanare decreti se poi non vi preoccupate che il vostro stesso decreto, si traduci in aiuto concreto e tempestivo. Mentre vi organizzate, incontrate e progettate, ci sono persone disperate che non sanno come affrontare la giornata. Per una volta, lasciate a casa la retorica, andate a vedere chi non ce la fa più e provvedete, questo potere va esercitato fin in fondo!

Floriana Nappi

 In un attimo la vita si è fermata e ci ha indotto a guardare “l’essenziale, che è invisibile agli occhi”. D’improvviso ci accorgiamo che la sola cosa che conta è la vita di chi amiamo. In nome di questo, resistiamo.

A volte siamo impreparati

Nello stesso metro quadro lavoriamo, pranziamo, parliamo, scriviamo, ci amiamo.  Guarda il video abbaracci


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MIRACOLO DI SAN GENNARO

IL MIRACOLO DI SAN GENNARO

Tra gli ospiti della celebrazione officiata dal cardinale Crescenzio Sepe anche il vescovo metropolita Aristarch di Kuzbass-Kemerovo, nella Siberia sud-occidentale. Con lui anche padre Mikayl, cappellano della comunità russo-ortodossa di Napoli, e il vescovo vietnamita Giuseppe Do Manh Hung. Tra le autorità religiose locali, i vescovi ausiliari di Napoli Lucio Lemmo, Gennaro Acampa e Salvatore Angerami; il vescovo di Benevento Felice Accrocca e il vescovo di Acerra Antonio Di Donna. Tra le autorità civili, il sindaco di Napoli e presidente della Deputazione di San Gennaro, Luigi de Magistris, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca; l’ex sindaco ed ex governatore Antonio Bassolino, i principi Camilla e Carlo di Borbone e il ministro svizzero per gli Affari diplomatici e politici, Pietro Lazzeri. Presente anche il grande giornalista Alessandro Cecchi Paone, devoto al Santo Patrono.

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Nella cappella dove sono custodite le ampolle del sangue di San Gennaro i fedeli applaudono e gridano al miracolo avvenuto. Il sangue del santo, ha detto il cardinale Sepe, “era già sciolto quando l’ho prelevato dalla teca”. Sono le 10.38 quando Sepe annuncia che c’è stata la liquefazione del sangue, precisando che quando alle 10 ha preso le ampolle il sangue era già liquefatto.

In questa città, ha detto Sepe durante l’omelia, non tutti possono beneficiare delle stesse opportunità di crescita sociale. I poveri sono considerati cittadini a metà. La mancanza di lavoro è la causa di queste diseguaglianze ed è anche causa della grave crisi di legalità.

Il crimine organizzato, prosegue il cardinale, è la piaga più purulenta da estirpare, perché capace di contaminare e offendere un corpo sociale già debole e provato. Contro questo continuo tentativo di oltraggio alla nostra città oggi celebriamo la festa del nostro patrono per affermare con forza che i mercanti di morte e i professionisti della violenza non prevaranno sulla dignità, la pace e la civile convivenza. Oggi constatatiamo che, accanto a modelli di vita tradizionale, vanno affermandosi linguaggi, stili di vita e simboli che propongono nuovi orientamenti, spesso in contrasto con il Vangelo di Gesù”

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mimmo fontanella blog il parcheggiatore

I PARCHEGGIATORI NAPOLETANI

IL PARCHEGGIATORE ABUSIVO NAPOLETANO

L'INTOCCABILE, ANTONIO IL PARCHEGGIATORE

Una serata di dicembre, il sole sembra non mettersi d’accordo con il tempo, pioveva. Uno scenario perfetto… o quasi! Per Pasquale e Mariangela che hanno appena lasciato l’altare accingendosi a conservare quella loro felicità in un ricordo indelebile come può essere una fotografia. Ma allo spettatore subito si presenta un personaggio, intento a spostarsi da una macchina all’altra lungo il marciapiede per richiedere la sua paga da parcheggiatore. Antonio ha il viso abbronzato e segnato dalle rughe, è vestito semplice, poco curato, ma nonostante la pioggia mantiene comunque il suo berretto bianco come segno distintivo della sua fiera attività. Basta una battuta, una sigaretta e ci si instaura subito un rapporto di conoscenza che lo porta a parlare della sua lunga carriera di “parcheggiatore delle spose”, che esercita da ben quarant’anni. Era il periodo del boom economico quando venivano fuori le prime utilitarie e Antonio aveva ben cura di parcheggiare quella Fiat 1100 da dove scendeva la sposa. C’erano poi le 600 e le 500 degli invitati e non mancava qualche modello americano preso magari a noleggio per l’occasione. In circolazione c’era ancora qualche carrozza, ma la sua carriera è iniziata solo ed esclusivamente con l’avvento delle automobili.

In tanti anni ne ha visti di abiti bianchi anche se in fondo ancora ad oggi non è mai cambiato niente… le scene di allora si continuano a ripetere e sembra quasi che ci fosse un copione di vita che tutti ormai recitano a memoria. Certo di aneddoti ce ne sono innumerevoli; come quando all’uscita dalla chiesa due sposi incominciarono a litigare violentemente solo perchè lui aveva calpestato lo strascico. Non vi dico quando tra le due famiglie non circola buon sangue! O magari quando ad aspettare fuori la sposa ci sia un amante. Beh poi ci sono da commentare gli abiti degli invitati che a volte raggiungono davvero livelli carnevaleschi. Una novità è che le foto ricordo venivano fatte solo agli sposi e forse ai testimoni, ora invece ad accompagnare loro si accoda un esercito di parenti ed amici. Ma che ben venga! Sono altre automobili da percheggiare! Il lavoro di Antonio è fisso ma itinerante, infatti, egli segue in un modo audace e sbalorditivo i matrimoni in ogni parte della città. Antonio da persona nobile precisa che non ha mai chiesto una tariffa fissa, ma a domanda risponde: dottò a piacere vostro!


LE ORIGINI DELLA VITA

LUCA DORO PIZZAIOLO DI RAZZA

“Molteplici e stratificati nella quotidianità, da tempo immemorabile, sono i luoghi dell’appartenenza: le parrocchie, la famiglia, le sedi di partito, gli stadi, i circoli delle tifoserie, i circoli letterari, le riviste culturali, le caserme, i seminari, le associazioni, i sindacati, i club, i gruppi, le comitive del sabato sera, le piazze, i luoghi delle feste comandate e degli altri giorni rossi sul calendario, le categorie, le assemblee condominiali, le accademie, le scuole, le confederazioni, le squadre e le squadracce, le ronde, i branchi, le patrie, le convergenze elettorali travestite da diritto, gli eserciti della salvezza, le varie forme di solidarietà, le istituzioni e persino, oserei dire, certi virtuali luoghi d’appartenenza: i siti web, i forum, i social network. Tutto ciò che ha per obiettivo il riunire dovrebbe essere aborrito come la peggiore malattia infettiva mai riscontrata nella storia naturale del pianeta Terra. Il vero scopo dell’essere ricercante dovrebbe essere la disappartenenza.”

Luca Doro nasce a Macerata Campana, un paesino di campagna, nel 1981. Sin da bambino nonostante quel poco che gli offriva la vita si appassiona all’arte della pizza e della panificazione grazie a sua nonna e a sua madre, coinvolte anch’esse per sopravvivenza nella lavorazione e nel pane.

Luca impara, impara e scopre dalle sue origini che non serve soltanto un disco di pasta ben lievitato, la giusta qualità del pomodoro o una mozzarella dop per realizzare una vera pizza Napoletana. Oggi Maestro pizzaiolo è un esempio di vita di uomini che non s’inducono ad abbandonar affatto le proprie terre, che sono naturalmente care a’ natii, che per ultime necessità della vita; o di lasciarle a tempo, che o per l’ingordigia d’arricchire ciò che traffichi, ma per la gelosia di conservare le proprie radici trasmesse e seminate nel suo cuore.

LUCA DORO PIZZAIOLO

MACERATA CAMPANIA (CE)


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BASTA CA’ CE STA’ O’ SOLE

LA PIOGGIA IL GIORNO DEL "SI"

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La prima cosa che una sposa napoletana fa la mattina del suo matrimonio è aprire la finestra e alzare gli occhi al cielo. Guai se vede qualche nuvola o, peggio, la pioggia…sarebbe una tragedia facilmente superabile! Già sente la frase fatidica “sposa bagnata…sposa fortunata” che inevitabilmente le sarà ripetuta all’infinito da genitori, parenti, amici, conoscenti e per finire dal portiere dello stabile. Ma quale fortuna? Quella a cui si riesce a pensare è solo una grande iettatura che comunemente viene attribuita agli occhi di qualche “seccia” tipo la prima fidanzata del futuro marito, l’amica invidiosa, quella infame della cognata che proprio non riesce a sistemare quel “cuoppo” della figlia. Davanti ai suoi occhi scorre inesorabile la scena dello strascico inzuppato, degli invitati con gli ombrelli, delle foto con il panorama oscurato. Per non pensare al ricevimento che novanta volte su cento prevede sempre l’aperivo e l’antipasto all’aperto. Ma al di là dei disagi pratici se c’è un metereopatico doc quello è il napoletano! Per lui il sole più che essere fonte di calore è una risorsa di energia incredibile, indispensabile per la riuscita di qualsiasi evento. Non a caso la maggior parte delle date per un matrimonio è fissata proprio dalla primavera considerando ottobre il mese ultimo da prendere in considerazione. Del resto non a caso la celebre canzone recita “Basta ca’ ce sta’ o’ sole!”

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mimmo fontanella santo maradona

SANTO MARADONA

Diego Armando Maradona

A Napoli succede pure che si diventa santi per avere portato al tronfo la squadra di calcio locale! Così, in tutti i quartieri più popolari, è possibile trovare cappelle votive dedicate a Diego Armando Maradona che, pur se vivo e vegeto, ha ricevuto all’unanimità il processo della beatificazione, da parte di tutta la popolazione. Addirittura, nell’antica zona della Spaccanapoli a Piazzetta Nilo, c’è un piccolo tempio dove si conserva come reliquia un capello gentilmente concesso da chissà quale barbiere che ha avuto la fortuna di pettinare il campione argentino. Fatto stà che li, scherzosamente, qualche sposo va a chiedere un piacere molto particolare… ” Santo Maradona, tu che hai fatto il miracolo di far vincere al Napoli 2 scudetti e una coppa Uefa, fàmm à razia ‘e mè fa crescere ‘e capill!

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LE CHIESE DI NAPOLI

LE CHIESE PER MATRIMONI, NAPOLI

Mi sono sempre chiesto quale percorso fanno le giovani coppie quando decidono di sposarsi, cosa guardano prima: la location dove devono fare il ricevimento o una bella chiesa dove devono pronunciare il fatidico Si? A volte non si capisce a cosa si dia più importanza, alle cose materiali, cioè all’apparire o alle cose essenziali. Sembra addirittura che il prete, o per meglio dire, il rito, passi in un secondo piano, dando poca importanza al senso vero del matrimonio.

Parliamo di chiese:

Certo di gusti ce ne sono di svariati, dalla chiesetta di campagna a quella piccolina vicino al mare, fino ad arrivare alla grande Cattedrale di città.

Per prima cosa dobbiamo stabilire cosa è una chiesa ed in particolare a Napoli.

Per chiese di Napoli si intendono prevalentemente quelle strutture di interesse storico ed artistico sorte in un arco di tempo che parte dal periodo paleocristiano  sino ad arrivare alla prima metà del XIX secolo. Secondo la storia e le fonti più accreditate, se ne possono contare circa mezzo migliaio e costituiscono un patrimonio ricco di storia artistica, architettonica, civile e spirituale, formatosi nell’arco di diciassette secoli. Napoli infatti era detta la città dalle cinquecento cupole.

Spaccanapoli

Di sicuro non posso elencarvele tutte ma forse le più belle si, a fin che vi possa aiutare a scegliere quella che fa di vostro gusto, fornendo immagini, indirizzi e numeri telefonici.

Le  prime che vi elencherò sono sicuramente le più quotate, ma tenete presente che per i periodi di maggiore richiesta esse possono arrivare ad una prenotazione che potrebbe oscillare da un minimo di anni uno fino ad arrivare anche ai due.

le più belle chiese per matrimoni di Napoli

Questo per me è l’elenco delle più belle Chiese per matrimoni a Napoli con foto, indirizzi e recapiti telefonici.

In alcune, almeno tra le piu importanti, ho anche aggiunto un po di storia.

CHIESA DI SANT’ANTONIO A POSILLIPO

La chiesa di Sant’Antonio a Posillipo è una chiesa santuario di Napoli; ubicata nel quartiere omonimo, è raggiungibile sia dalle Rampe di Sant’Antonio (dette anche Tredici discese di Sant’Antonio), sia dalla via Minucio Felice.

Storia della Chiesa di Sant Antonio a Posillipo Napoli

La fondazione della chiesa risale al 1642 ed avvenne in un sito all’epoca scarsamente urbanizzato della città, costituito da quattro villaggi rurali collegati con la zona di Mergellina da un’antica strada greco-romana. I frati conventuali del terz’ordine vi fondarono una chiesetta ed un piccolo convento che ebbe nei primi anni la funzione di sanatorio. Sulla lapide di fondazione di leggeva: « FRATER PAVLVS ANSELONVS FR 3 ORDINIS S.TI FRANCISCI FVUNDATOR OB MAGNAM DEVOTIONEM FIERI FECIT ANNO DOMINI MDCXXXXII » Le mura dell’antica cappella sono oggi individuabili in corrispondenza dell’attuale sacrestia, così come i locali del convento originario sono riscontrabili nei locali denominati dell’ex-monastero. Nel 1603 fu iniziato l’ampliamento della strada che portava al convento, mantenendo lungo il suo percorso parte delle antiche vestigia romane (pavimentazione romana) e venendo così a costituire un mezzo più agevole per i pellegrini che dalla città intedevano raggiungere l’edificio; la strada, già Salita Santa Maria delle Grazie, venne così indicata come Rampe di Sant’Antonio a Posillipo, oppure le 13 scese di Sant Antonio a Posillipo.

Chiesa di Sant Antonio a Posillipo: Via Felice Minuccio, 13  Napoli –  Telefono: 081 7142744

CATTEDRALE DEL DUOMO DI NAPOLI

Storia della Cattedrale del Duomo di Napoli

La costruzione, voluta da Carlo I d’Angiò, proseguì durante il regno di Carlo II (1285- 1309) e fu completata nel primo ventennio del trecento dal Roberto d’Angiò. La Chiesa, danneggiata da vari eventi sismici, fu spesso restaurata e rimaneggiata e presenta quindi notevoli sovrapposizioni di stili. La Cattedrale è a tre navate con abside poligonale, con copertura a capriate lignee nella navata centrale

e a crociera nelle laterali. I tre portali che accolgono il visitatore sono opera di Antonio Baboccio da Piperno del 1407. Il portale centrale presenta due leoni del 1300 e la lunetta conserva una Madonna con Bambino scolpita da Tino da Camaino. Lungo le pareti della navata centrale vi sono tele di Luca Giordano; nelle Cappelle laterali si trovano pregevoli sepolcri. Ai lati della tribuna vi sono la Cappella Minutolo, con pavimenti a mosaico e affreschi duecenteschi, e la Cappella Tocco, con un affresco di Pietro Cavallini. Sotto l’Altare vi è il Succorpo di San Gennaro. La Cappella del Tesoro, a pianta centrale, è chiusa da un cancello dorato di Cosimo Fanzago. In questa Cappella si conservano le ampolle con il cranio e il sangue coagulato di San Gennaro che si scioglie due volte all’anno.

Il Tesoro di San Gennaro si compone di un gran numero di pezzi: antichi documenti, oggetti preziosi, argenti, gioielli e dipinti. Il museo è destinato ad ospitare mostre a tema: ciascuna legata alle diverse tipologie degli oggetti che costituiscono l’intero patrimonio del tesoro.

Cattedrale del Duomo di Napoli: Via Duomo Via Duomo, 149 – Telefono: 081 294980

Siti web: www.duomodinapoli.it – www.museosangennaro.com

BASILICA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

Storia della Basilica di San Francesco di Paola Napoli

Ferdinando I di Borbone, come «ex voto», per aver ricuperato il Regno, incaricò nel 1817 Pietro Bianchi (1787-1840) di Lugano, uno dei migliori della scuola neoclassica, di erigere l’attuale Basilica nel sito della Chiesa di S. Luigi officiata dai Frati Minimi di S. Francesco di Paola.

La sistemazione della Piazza, iniziata da Leopoldo Laperuta, ai tempi di Gioacchino Murat, doveva costituire il Foro Ferdinandeo. I lavori della Basilica iniziarono nel 1817 ed ebbero termine, dopo 30 anni, dai continuatori del Bianchi, nel 1846.

Per insistenza del re di Francia Luigi XI, Ferrante I D’Aragona, re di Napoli, fece venire da Paola in Calabria il monaco Francesco, celebre per la sua santità. Il pio religioso lasciò la sua Calabria e fu in Napoli nel 1481.

Ricevuto con grande onore dal Re, abitò nella Reggia di Castelnuovo, in una stanzetta ancora esistente. Durante questa dimora il Re lo pregò, prima di passare in Francia, di fondare un convento in Napoli. Il Santo scelse un luogo solitario e rupestre sovrastante il mare, asilo di malfattori, sulle pendici settentrionali del monte Echia.

Avvertito di non lasciarsi ingannare nell’elezione del sito, frate Francesco profetò che questo luogo sarebbe stato il centro più importante e popolato non solo di Napoli ma del Regno. Il Convento fu fabbricato con accanto, una Chiesa dedicata a S. Luigi, per una Cappella allora esistente e dedicata a questo Santo.

Durante la fabbrica, pervennero molte elemosine ed una cospicua elargizione da parte del Re. Si dice che il Santo respingesse le molte monete d’oro affermando che egli gradiva le elemosine fatte con danaro proprio e non col sangue della povera gente. Il Re, stupito da tale affermazione, volle saperne la ragione, ed il Santo divise in due una moneta d’oro facendone sprizzare sangue vivo. Questo episodio fu rappresentato in un quadro esistente nella Chiesa di S. Sebastiano Martire nel Maschio Angioino.

Basilica di San Francesco di Paola:  Piazza Plebiscito, 10   Napoli –  Telefono: 081 764 51 33

BASILICA DELL’INCORONATA A CAPODIMONTE

Storia della Basilica dell Incoronata a Capodimonte Napoli

Il tempio dell’Incoronata a Capodimonte sorse e fu realizzato per la felice intuizione e la fervida operosità di una pia religiosa, la Serva di Dio suor Maria di Gesù Landi, e per la munifica disponibilità della Nobiltà Napoletana e di alcuni alti prelati nei quali la pia religiosa seppe trasformare i carismi della sua appassionata devozione alla SS Vergine Madre del Buon Consiglio, e trasferire l’idea della costruzione di un tempio che fosse monumento ai posteri di siffatta devozione, e li incoraggiasse a proseguirla.

Ma l’intenzione di Maria Landi non era quella di limitare cotale devozione a pochi fedeli, bensì quella di allargarla alla Chiesa universale; per cui alla tradizionale invocazione aggiunse quella della Regina della Chiesa Cattolica. L’aggettivo Incoronata fu aggiunto il 6 gennaio 1912, festività della Epifania del Signore, quando l’immagine della Madonna tanto venerata venne fregiata delle corone di oro, con Decreto papale di S. Pio X. Recentemente, 1987, è stato ulteriormente ampliato con l’agiunta di Madre dell’Unità della Chiesa.

Basilica dell’Incoronata a Capodimonte:  Via Capodimonte 13, Napoli – Telefono: 081 7410006 – 0817413567

MONASTERO DI SANTA CHIARA

Storia del Monastero di Santa Chiara Napoli

La costruzione del complesso monumentale di S. Chiara ebbe inizio nel 1310, per volontà del re Roberto d’Angiò e della sua seconda moglie Sancia di Maiorca.

I lavori, furono eseguiti sotto la direzione di Gagliardo Primario e Lionardo di Vito. Nel 1340 la chiesa fu aperta al culto.

La cittadella francescana fu realizzata costruendo due edifici religiosi contigui ma separati: un monastero, destinato ad accogliere le clarisse, e un convento, ospitante i frati minori francescani. Questa originale conformazione a “convento doppio” fu possibile grazie all’approvazione papale ottenuta nel 1317.

La chiesa si presenta oggi nelle sue originarie forme gotiche, con una facciata a larga cuspide, nella quale è incastonato l’antico rosone traforato, con il pronao dagli archi a sesto acuto e l’interno con un’ unica navata, su cui si aprono dieci cappelle per lato. La copertura è a capriate.

Alle spalle dell’altare è situato il Coro delle clarisse, composto da tre navate. Su una parete sono visibili i frammenti di un affresco raffigurante la Crocifissione, in cui si riconosce la mano di Giotto, chiamato a decorare le pareti della chiesa nel 1326.

I monumenti funebri, situati nel presbiterio, furono realizzati da scultori trecenteschi come Tino di Camaino, che lavorò alle tombe di Carlo di Calabria e di Maria di Valois, e i fratelli Bertini, cui si deve il sepolcro di Roberto d’Angiò.

Nel 1742 la chiesa subì delle modifiche ad opera dell’architetto D. A. Vaccaro. Fastosi rivestimenti donarono al complesso un aspetto barocco: l’interno fu ricoperto da marmi policromi, stucchi e cornici dorate; il tetto a capriate fu nascosto da una volta affrescata da grandi pittori dell’epoca, quali F. de Mura, S. Conca, G. Bonito e P. de Maio; G. B. Massotti si occupò dell’altare maggiore, mentre il pavimento in marmo fu eseguito da F. Fuga.

Il 4 agosto del 1943 la chiesa fu quasi del tutto distrutta da un bombardamento aereo. Essa fu ricostruita e restaurata sotto la direzione di Mario Zampino, secondo l’originario stile gotico.

Dieci anni dopo, il 4 agosto del 1953, la chiesa fu riaperta al culto

Monastero di Santa Chiara:  Via Santa Chiara, 49c Napoli 081 551 6673 – Telefono: 081 7971111

BASILICA DI SAN DOMENICO MAGGIORE

Storia della Basilica di San Domenico Maggiore Napoli

La monumentale chiesa, sita nella piazza omonima, fu realizzata tra il 1283 ed il 1324 per volontà di Carlo III d’Angiò, incorporando una preesistente chiesa del X secolo a.C. Il più importante rifacimento risale a quello operato dal Vaccaro che rivisitò le originali forme gotiche della chiesa, trasformandole in barocche.

I dipinti di grandi artisti si stagliano sulle pareti dei suoi ambienti. Tra le tele troviamo opere del Cavallini, del Solimena, del De Vivo e le sculture del Fanzago.

Basilica di San Domenico Maggiore Napoli: Piazza S. Domenico Maggiore, 8A, 80134 Napoli Telefono: 081 459188

PARROCCHIA DI SANTA MARIA DEL FARO A MARECHIARO

Parrocchia di Santa Maria del Faro:  Via Marechiaro, 96 Napoli – Telefono: 081 7691439

BASILICA DI SAN LORENZO MAGGIORE NAPOLI

Basilica di San Lorenzo Maggiore:  Via dei Tribunali, 316  Napoli –  Telefono: 081 454948

CHIESA DI SANTA MARIA DEL PARTO NAPOLI

Santa Maria del Parto:  Via Mergellina: 9b Napoli –  Telefono: 081 664627

CHIESA DI SAN’ANGELO AL NILO NAPOLI

Chiesa di Sant’Angelo a Nilo:  Piazzetta del Nilo, 23 Napoli – ‎ Telefono: 081 2110860

CHIESA DI SANT’ELIGIO MAGGIORE NAPOLI

Chiesa di Sant’Eligio Maggiore:  Via Sant’Eligio, Napoli – Telefono: 081 2525711

CHIESA DI SAN GENNARO POZZUOLI NAPOLI

Chiesa di San Gennaro: Via S. Gennaro alla solfatara, 8 Pozzuoli NA – Telefono: 081 5261114

CHIESA DI SAN GIOVANNI A CARBONARA NAPOLI

Chiesa di San Giovanni a Carbonara: Via Carbonara 4, 80139 Napoli – Telefono: 081 295873

CHIESA DEI PADRI PASSIONISTI A SANTA MARIA AI MONTI NAPOLI

Chiesa dei Padri Passionisti Santa Maria ai Monti – Via Santa Maria ai Monti 330, 80141 Napoli –

Telefono 081 7512781

BASILICA DI SAN VINCENZO ALLA SANITA'

Chiesa San Vincenzo alla Sanità, Piazza Sanità, 14, 80136 Napoli,  Telefono: 081 744 3714 


mimmo fontanella ceremonial photographer

SEMPRE MENO MATRIMONI

COLPEVOLI DI AVER STUDIATO

Quando il futuro è appeso ad un filo sottilissimo fatto di milioni di speranze frustrate dall’incertezza del domani. Cronaca ‘cronica’ dello stato di tanti giovani come me che, nonostante le lauree, i master, le qualifiche varie “arrangiano” o meglio “tirano a campare”. Noi figli di quella generazione perduta per i quali la casa, i figli, la famiglia come l’hanno inseguita e raggiunta i nostri genitori appare sempre più essere un miracolo. Già ’o miracol, quello che a Napoli, ancor più che nel resto del paese, appare essere il solo elemento da invocare, l’unico capace di dare speranza a quei tanti che dopo una vita spesa tra le pagine dei libri sono adesso costretti nelle morse del precariato. La chiamano flessibilità, mobilità, razionalizzazione della forza lavoro. Già lavoro. Ma quale? Quello mascherato da pseudo sfruttamento dei call center, quello di lunghe gavette simili a tunnel senza uscita o quello dei tanti, troppi corsi di formazione, l’ultima carta della nostra fantapolitica che allatta i suoi figli al seno dell’ipocrisia e del raggiro. Il lavoro, quello vero, quello della dignità descritta nell’articolo 1 della nostra Costituzione in Italia è poco, pochissimo, ormai ridotto al lumicino. I giovani sono aiutati dai loro genitori, i genitori gravati dalla crisi economica. Il paese nella morsa della recessione dalla quale non si vede via d’uscita. Niente lavoro, niente futuro quindi nessuna dignità. Perché un uomo che non lavora è un personaggio ‘monco’ al quale la linfa vitale è stata succhiata via. Siamo della generazione di quei ‘fantastici anni Ottanta’, sono passati ormai trent’anni e le speranze sono ormai corrose come quel lavoro sempre più miraggio in questo deserto ormai chiamato Italia.

Stefano di Bitondo

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