LA FOLLIA

UN MOMENTO DI FOLLIA, L'ARTISTA

Bion sosteneva che “tutti gli esseri umani, anche i più normali, hanno dei nuclei psicotici, nonostante cerchino di nasconderli.

Ognuno ha delle zone di ombra e anche i cosiddetti folli hanno dei periodi di lucidità”.

I veri creativi integrano lucidità e follia, cioè riuscire ad avere la mente di un adulto e il cuore di un bambino.

Lo specchio avrebbe potuto essere anche per me un confronto, un aiuto per mettere a nudo la mia anima, oggetto dove ha suscitato il mio immaginario da sempre, un rituale piacevole, rassicurante, sognante, un amico che ti apre una porta magica verso altri mondi e dimensioni senza tradirti mai, anzi, mi ha sempre aiutato a cacciare quel pizzico di follia, quella follia da farmi riavere sempre la voglia di reinventarmi la vita anche quando è spietata e grigia.

 


URLO, IL LIBRO DI MIMMO FONTANELLA

URLO, il libro di Mimmo Fontanella

Con l’alto patrocinio del Comune di Napoli e con l’Assessorato ai Beni Culturali, presento il nuovo libro URLO

LA SINOSSI DEL LIBRO

“URLO” nella mia città, ma solo per mettere a nudo ciò che è vero, ciò che vedo, ciò che sento e che accade realmente nei matrimoni. Ironia, culto, folklore e tradizioni fanno parte del nostro patrimonio di vita. Per me fotografarli è un po’ come sfiorare tante vite, ognuna ha qualcosa di singolare; a volte un gesto, una smorfia, un sorriso... bisogna saper aspettare. In qualche caso, si riesce a penetrare in quelle vite e allora la macchina scatta ed è come un fiume in piena. In questa raccolta, ho voluto raccontare attraversando i miei pensieri, l’infinito mondo umano che colora con le sue passioni, i suoi affetti, le sue radici, il giorno del matrimonio. Ho scelto momenti di festa, vissuti a Napoli e in alcune città del sud Italia. In particolare, ho privilegiato l’ambientazione della mia città, dove vivo e lavoro e dove, più che altrove, nel matrimonio, la casualità, l’imprevisto, vengono affrontati col sorriso e con quel pizzico di sana follia. Le persone sono personaggi che sembrano appartenere ad un teatro che va in scena ogni giorno nei vicoli, nelle strade, nelle piazze e tutti entrano a far parte di diritto o per caso a questo grande evento che è il matrimonio. Qui c’è tutto quello che la gente non ha detto apertamente: le cose inconsuete, le emozioni nascoste. Qui c’è tutto quello che la gente forse non avrebbe voluto raccontare mai.

Una accurata raccolta di immagini del Backstage eseguiti dal 1998 al 2023, fatta dai miei pensieri e fatti realmente accaduti.

Scattate in tecnologie digitali e analogiche, stampate in Bianco e Nero ma senza aver subito alterazioni grafiche rilevanti al Photoshop.

Il libro è composto da 272 pagine, di formato 21,0 cm x 29,7 cm, 268 scatti divisi in 20 capitoli:

 

Il perché dell’URLO

La raccolta di queste immagini, che ho scelto per questo libro, può apparire sorprendente e a volte simpatica e pittoresca.

Negli scatti vive una Napoli legata alle radici, alla tradizione, ai gesti antichi, al folklore, alla festa, scandita da emozioni, da momenti imbarazzanti e risate a squarciagola.

Purtroppo a volte, nel profondo, la realtà che viene rappresentata è solo apparenza, è un modo come un altro per illudersi di vivere in un luogo dove la gente è sempre spensierata e felice di aver raggiunto la sua meta. In altri scatti, invece, affiorano anime amare, di una Napoli povera e in difficoltà, radicata nell’ignoranza.

È la Napoli in cui rubo testimonianze vere, la città dove ho vissuto fin da ragazzino.

Diversamente dall’educazione ricevuta, sin da piccolo mi rendevo conto che a scuola i miei coetanei vivevano in ambienti nutriti dall’ignoranza dove l’educazione era impartita solo con minacce fisiche e violenze verbali, il cui futuro era inconsapevolmente già segnato ed ereditato. Infatti, in molti, ancora oggi, appaiano presto adulti: madri e padri precoci, per i quali il matrimonio è inteso come punto di arrivo e partenza per il loro futuro. Futuro quasi sempre precario, spesso fatto di effimera speranza, fondato sull’evasione,  sull’illusione del gioco, unico riscatto sociale per finire poi invocando Santi per poter garantire alla famiglia due pasti al giorno.

Ma nonostante tutte le difficoltà amo Napoli. Amo la sua brava gente, quella onesta, vera, piena di carità umana. Appena ho potuto l’ho catturata nel mio obbiettivo, sempre con amore e rispetto.

Le immagini sono eloquenti. Narrano la vita, le emozioni, i riti, l’intimità familiare. Ho cercato nelle loro vite le sfaccettature e le essenze delle loro anime.

Nei loro gesti c’è la verità degli affetti, il sorriso, la speranza, uno spiraglio, un tratto di luce da conservare per chi viene, per chi non deve restare al buio.

Mi colpiscono i volti, quelli con espressioni grottesche e solcate dalle profonde rughe, non solo cotte dal sole ma scavate dall’amarezza di una vita precaria e piena di affanni.

Esprimono un’esistenza di privazioni, di disincanto, un’astuzia cattiva perché è quella che insegna la strada, per sbarcare il lunario.

Spero che questa parte della Napoli che arranca, che muore di fame, che subisce ingiustizie possa presto scomparire e che il libro resti a testimonianza storica di un popolo che sorride ad ogni costo.

Vorrei che l’Urlo della bambina in copertina smuovesse molte coscienze perché tutto possa cambiare. Che la nuova generazione fosse fatta solo di gente che abbia l’opportunità di non abbandonare mai più i banchi di scuola, che abbia un lavoro e un modo di vivere onesto e onorevole.

Vorrei tanto di nuovo fotografare quelle facce per vedere non più rughe e ghigni grotteschi, ma sorrisi sereni e appagati.

Vorrei che Napoli non fosse più un luogo amaramente marchiato dalla violenza, ma conosciuto solo per le sue bellezze naturali, per la sua storia, l’arte e la cultura della sua gente.

 

Per le capacità tecniche e artistiche dimostrate nella fotografia Social/Reportage

Premio Awards per la fotografia, sezione miglior Libro, Rassegna FEP Bruxelles ( Belgio ).

Premio Awards per la fotografia, sezione miglior Libro, Rassegna FEP, Orvieto fotografia e Gruppo Mondadori

                 

Questo libro è un progetto artistico di Mimmo Fontanella coperto da Copyright.  E’ vietata la riproduzione anche parziale, fotocopiata, digitale o su qualsiasi altra forma.

 


LA DIGNITA' DI UN ARTISTA

Un artista degno di rispetto

"Voglio fare questa vita. Voglio vagare per la mia città ed essere libero, mi basta avere la possibilità di incontrare persone che credano in me e mi possano aiutare a mettere un piatto a tavola

Ogni artista intinge il pennello nella sua anima e dipinge la sua stessa natura nelle sue stesse immagini. Benché si legga inequivocabilmente, quel piccolo brivido di povertà che provo mentre l’artista ritrae il mio volto, vedo scolpita nei suoi occhi una figura immaginaria di un uomo libero e pulito dentro, nonostante stia nella miseria. Non ha lavoro, forse è anche un uomo solo, senza neanche una fissa dimora. Sento sulla sua pelle e sul suo foulard un profumo di lavanda che inebria i miei pensieri e nascosta fiera dietro gli occhialini, un’espressione di un uomo che tiene orgoglioso e vivo il senso di meraviglia nel mondo, un qualcosa che si porta dentro con le proprie paure ma senza barare, qualcosa che forse non ha mai perso o venduto... la sua dignità.

Tratto dal capitolo del libro di Mimmo Fontanella "URLO"

La Dignità di un essere umano

 


BREVE STORIA DEL CINEMA

IL CINEMA

Linee, Immagini, Colori, Suoni, Parole, Movimenti sono gli effetti che raggruppano il significato più ampio dell’ARTE definita l’espressione estetica dell’interiorità umana. Il Cinema è … la SETTIMA ARTE, il suo valore principale è quello di saper emozionare dei movimenti della vita unificando tutte le altre Arti.

BREVE STORIA DEL CINEMA

Cosiddetta SETTIMA ARTE è una forma di espressione creativa tra le più significative della nostra epoca. Un fenomeno del tutto nuovo nella storia delle Arti visive. Ma in precedenza l’immaginario dell’uomo si era espressa attraverso la costruzione e la proiezione di immagini in movimento accompagnate da parole, suoni, rumori che si integrano formando un nuovo specifico linguaggio … il Cinema Muto.

Come tecnica comunicativa è piuttosto recente essendo stata inventata dai fratelli Lumière nel 1895 quale elaborazione della fotografia.

Inizialmente il Cinema non aveva finalità artistiche ne un suo specifico codice, ma nel corso del novecento, in quanto riflesso dello sviluppo tecnologico e scientifico, la struttura filmica si è andata articolando nella pianezza dei suoi mezzi linguistici e comunicativi e, oggi rientra di diritto tra le creazioni dell’Arte e della Comunicazione di massa.

Un Immagine in movimento, è un’idea che l’umanità ha perseguito fin dall’inizio. Secondo qualche storico si comincia addirittura con la caverna di Platone con quel gioco di luci e di ombre che di fatto affascina e strega l’essere umano e che fa compiere delle riflessioni. Nel tempo si scoprono le Ombre Cinesi che sono una componente fondamentale dello spettacolo già dall’anno mille.

La Cinematografia, nella sua storia, ha attraversato diverse fasi e periodi, che l’hanno portata dai primi rudimentali “esperimenti” dei fratelli Lumière ai moderni film digitali, ricchi di effetti speciali realizzati principalmente con la grafica computerizzata. La cinematografia intesa come proiezione di immagini in movimento ha numerosi antenati, che risalgono fino al mondo antico. In oriente esisteva la rappresentazione delle ombre cinesi, mentre in Europa abbiamo studi ottici sulle proiezioni tramite lenti fin dal 1490, con la camera oscura Leonardiana.

Nel 1940 Leonardo Da Vinci dedicò ampio spazio allo studio dei fenomeni luminosi, tanto da progettare la famosa “camera oscura” che prevede anch’essa un gioco d’ombre.

 

Poi nel diciannovesimo secolo a partire dall’ottocento ci sono tantissimi esperimenti che sembrano quasi un convergere, da parte delle persone un po’ di tutto il mondo, per cercare di costruire un’immagine che fosse in movimento cioè riprodurre una serie d’immagini che si muovessero, non semplicemente i quadri, le fotografie.

Fu però dal XVII che nacque l’antenato più prossimo allo spettacolo cinematografico, la Lanterna Magica che proiettava su una parete di una stanza buia immagini dipinte su vetro e illuminate da una candela dentro una scatola chiusa, tramite un foro con una lente. Simile ma apposto per modo di fruizione, era il Mondo Nuovo, una scatola chiusa illuminata all’interno dove però per vedere le immagini illuminate si doveva guardare all’interno.

 

 

Dopo la nascita della fotografia si iniziò a studiare la riproduzione del movimento in scatti consecutivi. Sfruttando i principi dei dispositivi ottici del passato, si iniziarono a cercare modi di proiettare fotografie in successione, in modo da ricreare un’illusione di movimento estremamente realistica. Tra le centinaia di esperimenti in tutti il mondo, ebbero buon fine il Kinetoscopio di Thomas Edison e il Cinematografo dei fratelli Lumière.

Il percorso che porta all’invenzione del cinema quanto fanno i fratelli Lumière è una ricerca che arriva da lontano, ripercorre tutta la storia dell’umanità, ha un’accellerazione nel diciannovesimo secolo che è anche l’epoca delle ricerche scientifiche e delle applicazioni industriali, delle scoperte ed il cinema nasce di fatto proprio perché è un’invenzione, un brevetto che ad un certo punto diventa attivo riscuotendo successo in tutto il mondo.

28 dicembre 1895, è questa la data che ufficialmente segna la nascita del Cinema.

Siamo a Parigi, al n.14 del Boulevard des Capucines, per la precisione nel Salon Indien del Gran Cafè, dove una ristretta folla di invitati assiste alla prima pagina della storia del cinema: davanti ad un piccolo schermo, si succedono le immagini riprese e proiettate dai fratelli August e Luis Lumière. Il 28 dicembre 1895, quando loro proiettano per la prima volta in pubblico il loro cortometraggio intitolato: La Srtìe des usines Lumière. L’unica inquadratura che lo compone ritrae degli operai che escono dalla fabbrica di materiali fotografici di Lumière appunto, ad è l’esempio essenziale degli elementi del cinema primitivo: immagini di soggetti in movimento in un contesto reale.

Questo nuovo mezzo d’intrattenimento offre alle masse popolari uno spettacolo economico, più semplice da portare in giro rispetto alle produzioni teatrali, nuovo rispetto ai precedenti mezzi artistici, come libri fotografici o lanterne magiche, che raffigurano immagini statiche o movimenti stilizzati.

Tra le moderne forme di comunicazione il Cinema rappresenta il mezzo espressivo dotato di maggiori potenzialità, adatto a veicolare in modo accessibile a tutti e qualunque tipo di  messaggio; emotivo , scentifico, estetico, culturale, ideologico, educativo, propagandistico, ludico.

Nell’era della multimedialità dei videoclip, di internet, degli ipertesi, delle videocamere digitali, gli strumenti hanno attivato ed esercitato con naturale regolarità un apprendimento di tipo globale, rapido e simultaneo, in cui i testi visivi hanno un peso decisivo. Far comprendere il valore delle immagini e la loro strutturazione ed elaborazione.

Fino ad oggi per motivi vari, il cinema a scuola è stato impiegato in modo limitativo, talvolta improprio, non come oggetto di studio a se stante, ma come strumento sussidiario e d’appoggio alla tradizionale prassi dell’insegnamento.

Questa sezione può essere importante per dimostrare che è possibile avvicinarsi al cinema riconoscendolo nella sua specificità di linguaggio creativo affine si ad altre arti e purtuttavia diverso e assolutamente autonomo.

La composizione serrata tra testo scritto e testo visivo svolta su alcune opere letterarie e il loro adattamento cinematografico, di cui sono portatrici le immagini e la singolarità del linguaggio iconico.

I fratelli Lumière erano una famiglia di fotografi che aveva sede a Lione, essi avevano un’industria che produceva con una certa inventiva apparecchi fotografici, pellicole ed altro. Infatti la grande aspirazione dell’umanità di far muovere le immagini era anche la loro aspirazione cercando anche a tutti i costi un brevetto che poi potesse dare un maggiore lavoro alla loro già avviata azienda familiare. L’invenzione del Cinematografo non nacque per caso in quanto avevano presente una teoria medica. Infatti la nostra retina rimane impressionata memorizzando per una frazione di secondo l’ultima immagine vista, termine medico “Persistenza Retinea”. Da questa teoria i fratelli Lumière pensarono bene che mettendo in sequenza una serie di immagini composta da 18 fotogrammi nel tempo di un secondo e poi riproiettate, come concetto fisico si sarebbe assistito ad un movimento.

La grande loro abilità a differenza dell’americano Thomas Edison, fu quella di inventare uno strumento molto importante che scrivesse e anche proiettare, attraverso lo strumento chiamato “ la croce di Malta”, che facendo girare la pellicola a 18 fotogrammi al secondo componeva l’immagina visiva del movimento. Fu scoperta importante tale da proporre una nuova maniera di fare spettacolo.

Nel parlare di cinema muto si usa un termine improprio perché il cinema veramente muto non lo è mai stato, in quanto esisteva sempre o la musica o un narratore, oppure una cosa comune un lettore delle didascalie, in quanto a quei tempi la maggior parte delle persone era analfabeta. Quindi comunque nel cinema l’elemento sonoro faceva sempre capolino anche se in origine la pellicola non era ancora sonorizzata.

Ancora oggi il fascino del cinema muto è presente, nel 2011 sono usciti due Film: “The Artist” diretto da Michel Hazanavicius e “Hugo Cabret” diretto da Martin Scozzese.

Due film che in maniera molto diversa più sulla commedia il Film francese e più sul dramma il Film americano, rievocano grandi situazioni e momenti tipici della grande stagione del cinema muto.

Agli inizi degli anni del cinema muto i filmati realizzati erano pioneristici tentativi di fare cinema, si risolvevano in brevi filmati e si limitavano a registrare avvenimenti di cronaca.

Solo negli anni a venire, procedendo per tentativi tesi a misurare le diverse potenzialità della macchina da presa, si arriverà alla realizzazione di pellicole fiction e di documentari in senso proprio.

Comunicare perciò è un’interazione che avviene mediante lo scambio di messaggi fatto di parole di suoni, di immagini.

La comunicazione di massa è per lo più volontaria ( io vado al cinema, compro il giornale, accendo la radio ), è modellata dalla cultura, dai bisogni della propria vita e dell’ambiente sociale.

Quindi un altro aspetto che rappresenta il Cinema è il suo carattere di comunicazione di massa. Infatti un film è prodotto in numerose copie e viene fruito contemporaneamente da un pubblico molto vasto e indifferenziato. Inoltre il cinema ha anche la capacità di scavalcare le barriere linguistiche ricorrendo al doppiaggio o sovrapponendo alle immagini i sottotitoli nella lingua degli spettatori.

Come ogni forma di comunicazione di massa anche il cinema contribuisce a creare una cultura di massa con tutto ciò che questo comporta sia per quando riguarda la possibile omogeneizzazione dei gusti, sia per quanto concerne invece, una progressiva occultazione del pubblico stesso.

Dal Maestro PINO SONDELLI


VIAGGIO NELLA SPACCANAPOLI

LA SPACCANAPOLI

Mi chiamano il fotografo dei vicoli di Napoli, amo la mia città, l’arte che la circonda, la gente. Ecco il perché ho scelto la mia Spaccanapoli, sottolineo la mia perché lavoro e la vivo dal mio più profondo del cuore.

Il nome di questo famoso tracciato cittadino, non è un’unica strada, bensì l’insieme di sette strade, può essere compreso se si osserva una foto scattata dall’alto della città: si nota immediatamente come tale tracciato ne divida il centro storico con precisione quasi geometrica.

mimmo fontanella fotografo napoli spaccanapoli neapolitan photographer

Le foto possono essere realizzate da chiunque andando alla Certosa di San Martino o a Castel San’Elmo, entrambi sulla sommità della collina del Vomero, da dove si ammira un panorama mozzafiato della città.

Il realtà Spaccanapoli dal punto di vista toponomastico non esiste, si tratta piuttosto di un nome attribuito dai napoletani al suddetto tracciato, costituito da ben sette strade:

– Via Pasquale Scura (la parte più alta, nei Quartieri Spagnoli, fino all’incrocio con via Toledo)

– via Maddaloni

– Via Benedetto Croce (che attraversa Piazza del Gesù Nuovo fino a Piazzetta Nilo)

– Via San Biagio dei Librai (antico decumano, nel cuore del centro storico, fino a via Duomo)

– Via Vicaria Vecchia, Via Forcella, Via Giudecca Vecchia (nel cuore di Forcella)

Percorrere questi luoghi è stato come attraversare la storia di Napoli, incontrando lungo il suo tragitto le testimonianze del passato della città ed i suoi tesori artistici.

Napoli vista dal cuore è come se vivesse su un palcoscenico. Un luogo dove si supera tutto e si trova tutto: povertà e contemporaneamente tante ricchezze; dall'alto una vista del golfo, il Vesuvio, le vicine costiere, i castelli, è una città invasa dall'Arte e Artisti, Teatri e un numero infinito di Musei. Suggerisco di provare questa esperienza, perchè nel vasto intrigo dei vicoli del centro storico, la prima cosa a risaltare è proprio il lungo e scuro corridoio di Spaccanapoli, esso è anche costellato dai numerevoli campanili e dalle cupole delle chiese monumentali che sorgono sul suo percorso. Infatti la chiamano la città dalle 500 cupole.

Qui si mangia la sfogliatella, il babà, la pastiera, la mozzarella e soprattutto la pizza napoletana detta "pìzza cà pummàrol n’còpp" Insomma per me Napoli non è una città ma un mondo.

mimmo fontanella fotografo napoli

Ma sopratutto nulla c'è da preoccuparsi per il linguaggio, qua soccombe il linguaggio mimico quì usato come in nessun’altra parte d’Italia. Il suo significato è impenetrabile per ogni straniero. Gli gesti e sopratutto il cuore, sono mezzi espressivi di comunicazione, che vengono messi in relazione dalle dita.

Napoli secondo me è l'ultima speranza che ha l'umanità per sopravvivere. Infatti ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sé.

Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: “O ero folle prima, o lo sono adesso”?

mimmo fontanella fotografo napoli

IL REPORTAGE NELLA SPACCANAPOLI, visita nel sito la galleria Social Photographer


SIAMO A CASA

SIAMO A CASA

In un tempo dilatato e in uno spazio confinato, la storia di queste settimane ci impone un’altra vita.

Siamo a casa. È pandemia! Ci incontriamo con noi stessi più volte e siamo impreparati, disarmati davanti alle fragilità di quella parte sensibile e analitica, che un tempo ci attendeva solo di sera, per dichiararsi fiera o meno fiera di noi.

Mentre scavo nel profondo di me stessa e cerco la dimensione più intima e recondita dei miei pensieri, mi fermo. Non sono io al centro di tutto questo. C’è chi muore di Covid 19 e chi muore di fame. Pensiamo a loro!

Intorno a me la vita si è fermata. Mentre ogni giorno facciamo il punto dei morti e dei malati in terapia intensiva, altre vite sono ferme. Vivevano del loro lavoro e adesso non hanno i soldi per fare la spesa. E il decreto salva Italia? I soldi stanziati perché non arrivano?

Non vi disturbate a organizzare salotti politici per intrattenerci piacevolmente in dissertazioni sterili, non vi disturbate a emanare decreti se poi non vi preoccupate che il vostro stesso decreto, si traduci in aiuto concreto e tempestivo. Mentre vi organizzate, incontrate e progettate, ci sono persone disperate che non sanno come affrontare la giornata. Per una volta, lasciate a casa la retorica, andate a vedere chi non ce la fa più e provvedete, questo potere va esercitato fin in fondo!

Floriana Nappi

 In un attimo la vita si è fermata e ci ha indotto a guardare “l’essenziale, che è invisibile agli occhi”. D’improvviso ci accorgiamo che la sola cosa che conta è la vita di chi amiamo. In nome di questo, resistiamo.

A volte siamo impreparati

Nello stesso metro quadro lavoriamo, pranziamo, parliamo, scriviamo, ci amiamo.  Guarda il video abbaracci


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MIRACOLO DI SAN GENNARO

IL MIRACOLO DI SAN GENNARO

Tra gli ospiti della celebrazione officiata dal cardinale Crescenzio Sepe anche il vescovo metropolita Aristarch di Kuzbass-Kemerovo, nella Siberia sud-occidentale. Con lui anche padre Mikayl, cappellano della comunità russo-ortodossa di Napoli, e il vescovo vietnamita Giuseppe Do Manh Hung. Tra le autorità religiose locali, i vescovi ausiliari di Napoli Lucio Lemmo, Gennaro Acampa e Salvatore Angerami; il vescovo di Benevento Felice Accrocca e il vescovo di Acerra Antonio Di Donna. Tra le autorità civili, il sindaco di Napoli e presidente della Deputazione di San Gennaro, Luigi de Magistris, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca; l’ex sindaco ed ex governatore Antonio Bassolino, i principi Camilla e Carlo di Borbone e il ministro svizzero per gli Affari diplomatici e politici, Pietro Lazzeri. Presente anche il grande giornalista Alessandro Cecchi Paone, devoto al Santo Patrono.

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Nella cappella dove sono custodite le ampolle del sangue di San Gennaro i fedeli applaudono e gridano al miracolo avvenuto. Il sangue del santo, ha detto il cardinale Sepe, “era già sciolto quando l’ho prelevato dalla teca”. Sono le 10.38 quando Sepe annuncia che c’è stata la liquefazione del sangue, precisando che quando alle 10 ha preso le ampolle il sangue era già liquefatto.

In questa città, ha detto Sepe durante l’omelia, non tutti possono beneficiare delle stesse opportunità di crescita sociale. I poveri sono considerati cittadini a metà. La mancanza di lavoro è la causa di queste diseguaglianze ed è anche causa della grave crisi di legalità.

Il crimine organizzato, prosegue il cardinale, è la piaga più purulenta da estirpare, perché capace di contaminare e offendere un corpo sociale già debole e provato. Contro questo continuo tentativo di oltraggio alla nostra città oggi celebriamo la festa del nostro patrono per affermare con forza che i mercanti di morte e i professionisti della violenza non prevaranno sulla dignità, la pace e la civile convivenza. Oggi constatatiamo che, accanto a modelli di vita tradizionale, vanno affermandosi linguaggi, stili di vita e simboli che propongono nuovi orientamenti, spesso in contrasto con il Vangelo di Gesù”

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LA MAGIA DEL CINEMA

 

LA MAGIA DEL CINEMA

Vivendo la fotografia e osservando i movimenti attraverso una macchina da presa, ti accorgi che manovrando la camera essa man mano si innamora di ciò che vedo, che sento, quasi come se volesse fare i conti con te stesso, una fusione visiva con tua stessa anima, nuda.  E allora come un fiume in piena inizi a scrivere una favola senza fermarti mai, una storia che puoi poter raccontare e condividere, un libro indelebile trasformato in un Film da custodire per sempre.

Quando scatto una foto o giro un film, sento l’adrenalina salire, miraggi di suoni invisibili che ho nella mente che si intrecciano in una danza di movimenti e di gestualità. Una descrizione di scoperte sempre nuove, che poi contemporaneamente acquistando la ragione ti porterebbe anche a chiederti meravigliato a come si fa a provare emozioni così grandi in cose che nella realtà hanno una semplice quotidianità di vita vissuta.

Ecco perché ti viene la voglia di far parte in qualche modo di questo mondo che è il Cinema, quella grandezza evanescente, un desiderio frenetico, di star dentro a quel mondo meraviglioso. Un mondo fatto di luci, suoni, danze, linee, un mondo d’Arte che vuoi conoscere, scoprire, come se fossi un bambino immerso in una stanza piena di balocchi, che ubriacato dai tanti giochi non sa da dove iniziare. Li mescola, li intreccia e poi li separa, poi l’incrocia. Giochi trasformati in favole, un dipinto di forme composte che man mano prendono vita, uno spazio fatto di attori e pubblico che narrano in maniera diversa una comicità, un amore o una drammaticità, insomma una storia comune, quasi sempre inventata, ma che comunque racconta un percorso reale di vita di un essere umano.

MIMMO FONTANELLA


mimmo fontanella blog il parcheggiatore

I PARCHEGGIATORI NAPOLETANI

IL PARCHEGGIATORE ABUSIVO NAPOLETANO

L'INTOCCABILE, ANTONIO IL PARCHEGGIATORE

Una serata di dicembre, il sole sembra non mettersi d’accordo con il tempo, pioveva. Uno scenario perfetto… o quasi! Per Pasquale e Mariangela che hanno appena lasciato l’altare accingendosi a conservare quella loro felicità in un ricordo indelebile come può essere una fotografia. Ma allo spettatore subito si presenta un personaggio, intento a spostarsi da una macchina all’altra lungo il marciapiede per richiedere la sua paga da parcheggiatore. Antonio ha il viso abbronzato e segnato dalle rughe, è vestito semplice, poco curato, ma nonostante la pioggia mantiene comunque il suo berretto bianco come segno distintivo della sua fiera attività. Basta una battuta, una sigaretta e ci si instaura subito un rapporto di conoscenza che lo porta a parlare della sua lunga carriera di “parcheggiatore delle spose”, che esercita da ben quarant’anni. Era il periodo del boom economico quando venivano fuori le prime utilitarie e Antonio aveva ben cura di parcheggiare quella Fiat 1100 da dove scendeva la sposa. C’erano poi le 600 e le 500 degli invitati e non mancava qualche modello americano preso magari a noleggio per l’occasione. In circolazione c’era ancora qualche carrozza, ma la sua carriera è iniziata solo ed esclusivamente con l’avvento delle automobili.

In tanti anni ne ha visti di abiti bianchi anche se in fondo ancora ad oggi non è mai cambiato niente… le scene di allora si continuano a ripetere e sembra quasi che ci fosse un copione di vita che tutti ormai recitano a memoria. Certo di aneddoti ce ne sono innumerevoli; come quando all’uscita dalla chiesa due sposi incominciarono a litigare violentemente solo perchè lui aveva calpestato lo strascico. Non vi dico quando tra le due famiglie non circola buon sangue! O magari quando ad aspettare fuori la sposa ci sia un amante. Beh poi ci sono da commentare gli abiti degli invitati che a volte raggiungono davvero livelli carnevaleschi. Una novità è che le foto ricordo venivano fatte solo agli sposi e forse ai testimoni, ora invece ad accompagnare loro si accoda un esercito di parenti ed amici. Ma che ben venga! Sono altre automobili da percheggiare! Il lavoro di Antonio è fisso ma itinerante, infatti, egli segue in un modo audace e sbalorditivo i matrimoni in ogni parte della città. Antonio da persona nobile precisa che non ha mai chiesto una tariffa fissa, ma a domanda risponde: dottò a piacere vostro!


LE ORIGINI DELLA VITA

LUCA DORO PIZZAIOLO DI RAZZA

“Molteplici e stratificati nella quotidianità, da tempo immemorabile, sono i luoghi dell’appartenenza: le parrocchie, la famiglia, le sedi di partito, gli stadi, i circoli delle tifoserie, i circoli letterari, le riviste culturali, le caserme, i seminari, le associazioni, i sindacati, i club, i gruppi, le comitive del sabato sera, le piazze, i luoghi delle feste comandate e degli altri giorni rossi sul calendario, le categorie, le assemblee condominiali, le accademie, le scuole, le confederazioni, le squadre e le squadracce, le ronde, i branchi, le patrie, le convergenze elettorali travestite da diritto, gli eserciti della salvezza, le varie forme di solidarietà, le istituzioni e persino, oserei dire, certi virtuali luoghi d’appartenenza: i siti web, i forum, i social network. Tutto ciò che ha per obiettivo il riunire dovrebbe essere aborrito come la peggiore malattia infettiva mai riscontrata nella storia naturale del pianeta Terra. Il vero scopo dell’essere ricercante dovrebbe essere la disappartenenza.”

Luca Doro nasce a Macerata Campana, un paesino di campagna, nel 1981. Sin da bambino nonostante quel poco che gli offriva la vita si appassiona all’arte della pizza e della panificazione grazie a sua nonna e a sua madre, coinvolte anch’esse per sopravvivenza nella lavorazione e nel pane.

Luca impara, impara e scopre dalle sue origini che non serve soltanto un disco di pasta ben lievitato, la giusta qualità del pomodoro o una mozzarella dop per realizzare una vera pizza Napoletana. Oggi Maestro pizzaiolo è un esempio di vita di uomini che non s’inducono ad abbandonar affatto le proprie terre, che sono naturalmente care a’ natii, che per ultime necessità della vita; o di lasciarle a tempo, che o per l’ingordigia d’arricchire ciò che traffichi, ma per la gelosia di conservare le proprie radici trasmesse e seminate nel suo cuore.

LUCA DORO PIZZAIOLO

MACERATA CAMPANIA (CE)