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Le chiese abbandonate di Napoli

La grande quantità di Chiese a Napoli è essenzialmente dovuta alla lunga e ricca storia della città ed è un punto di grande importanza per il turismo, non per niente è conosciuta anche come la “città dalle mille chiese” o “città delle cinquecento cupole”.

Si calcolano circa 450 chiese, tra quelle dichiarate all’UNESCO, ma ce ne sono molte altre, tra tutti questi tesori architettonici però c’è purtroppo una trascuratezza di alcuni di questi edifici così importanti, e non si parla di uno o due ma di ben duecento chiese che sono letteralmente abbandonate.

Napoli, Italia, 27/08/2013 - A Napoli sono circa 200 le chiese monumentali chiuse, abbandonate, depredate, in rovina ed in stato di degrado assoluto. Chiesetta affianco quella di Sant'Agostino alla Zecca dove chi vive lì appende i panni sul cancello d'ingresso. Ph. Roberta De Maddi
Napoli, Italia, 27/08/2013 – A Napoli sono circa 200 le chiese monumentali chiuse, abbandonate, depredate, in rovina ed in stato di degrado assoluto. Chiesetta affianco quella di Sant’Agostino alla Zecca dove chi vive lì appende i panni sul cancello d’ingresso. Ph. Roberta De Maddi

Da un recente censimento risultano oltre 200 le chiese abbandonate a Napoli. Dei veri gioielli dell’ architettura napoletana che purtroppo da ormai troppi anni versano in uno stato non solo di abbandono, ma soprattutto di degrado, e quindi nascoste agli occhi desiderosi di conoscerle di turisti e della stessa popolazione campana.

Le Chiese abbandonate di Napoli 2

Percorrendo le strade di Napoli la prima chiesa che si incontra è quella di Sant’Agostino alla Zecca o conosciuta anche come Sant’Agostino Maggiore. Posta all’interno del centro storico della città partenopea, nel famoso quartiere Forcella, la chiesa fu edificata dal re Carlo I D’Angiò, per poi essere completata da Roberto d’Angiò, per volere degli Eremitani. Dopo il terremoto del 1456, venne ristrutturata secondo i dettami del Rinascimento. Del XVII secolo è l’alto campanile del’artista Bartolomeo Picchiatti.

Sant Agostino-alla-Zecca-
Sant Agostino-alla-zecca

La chiesa venne chiusa in seguito al terremoto del 1980 e oggi versa in condizioni di abbandono gravissime. Nel corso di questi anni si sono succedute diverse dichiarazioni dai vari ministri e dalla stessa Regione Campania riguardo a sovvenzioni per il suo restauro, ma niente è stato ancora fatto. Intanto la struttura continua a deteriorarsi. E’ del 2011 la notizia di un blocco di piperno staccatosi dal campanile e caduto in strada che, solo per fortuna, non ha colpito nessuno, essendo comunque la zona densamente abitata.

Sempre all’interno del centro storico, a pochi passi da San Gregorio Armeno, è la chiesa di Santa Maria stella del mare (o stella maris). E’ questa di epoca neogotica, edificato nel 1907 come d’altronde attesta l’iscrizione leggibile sul portale d’ingresso. Da tempo ormai la chiesa è abbandonata e chiusa al culto, utilizzata esclusivamente come deposito. A causa dell’incuria la chiesa versa in grave degrado strutturale, tanto che si è stati costretti alla installazione di supporti di sostegno onde evitare crolli pericolosi per la popolazione.

Santa-Maria-Stella-Maris

Lungo via Costantinopoli, sempre all’interno del centro storico di Napoli, troviamo la chiesa di Santa Maria della Sapienza. Costruita nel 1625 seguendo un progetto dell’architetto Francesco Grimaldi. Venne terminata nel 1630 da Giacomo Di Conforto. Accanto a quest’ultimo si attesta la presenza di altri artisti, quali Cosimo Fanzago, a cui è attribuito in toto il progetto della parte esterna della struttura. L’interno è composta da un’unica navata corredata d cappelle laterali. Gli affreschi che l’abbelliscono sono attribuiti all’artista Cesare Fracanzano.

Santa-Maria-della-Sapienza

La chiesa di Santa Maria della Sapienza, nonostante la sua maestosità è chiusa ormai da oltre cinquant’ anni. Venne riaperta esclusivamente nel 2005, in occasione del “Maggio dei monumenti“, evidenziando così il suo deterioramento sia nella parte strutturale che in quella affrescale, dovuta maggiormente alle infiltrazioni d’acqua. Ancora oggi risulta chiusa ed in fase di restauro.

San Giovanni Battista alle Monache

Nella zona del porto, detta fuori le mura, in quanto un tempo lontana dal centro della città, è la chiesa di Santa Maria di Portosalvo, la cui storia nasce da una leggenda. Si racconta che verso la metà del XVI secolo un marinaio, Bernardino Belladonna, scampato ad un naufragio, per ringraziare la Madonna, insieme ad altri marinai, fondò una congrega chiedendo l’edificazine di una cappella. Tale costruzione gli fu concessa dal cardinale, conclusasi nel 1564. Nel corso dei secoli la chiesetta ha subito diversi ammodernamenti e trasformazioni, sino ad essere poi inglobata nella parte di città che andava espandendosi. Oggi la chiesa è chiusa e, purtroppo, duramente depredata delle sue suppellettili. Nel 2009 la chiesa è stata candidata alla World Monument Watch 2010. Resta in attesa di un recupero totale.

Santa-Maria-di-Portosalvo

Grande tristezza desta la sorte del Sacro Tempio della Scorziata, posta nella famosissima via di San Gregorio Armeno. Costruita nel 1579 per volere di Luisa Paparo e di Giovanna Scorziata, vedova di Ferrante Brancaccio, doveva assolvere il compito di educare le vergini nobili napoletane per poi predisporle al matrimonio o alla vita monastica. Come raccontano le cronache dell’epoca, l’interno della chiesa era ricca di opere d’arte come il “San Giovannino”, copia della famosa opera del Caravaggio. Vi erano conservate tele di allievi del maestro Francesco Solimena e di Massimo Stanzione, ed altre ancora. Tutte queste opere sono state razziate nel corso degli anni. Ma la sua sfortuna non finisce qui. Varie infiltrazioni d’acqua hanno portato il crollo della volta seicentesca ed il terremoto del 1980 non è stato da meno

Chiesa La Scorziata

Nel 2012 il colpo di grazia. Alcune cataste di legna, conservate al suo ingresso per i festeggiamenti di Sant’Antonio, presero fuoco, danneggiando ulteriormente le travi di sostegno e la facciata. Oggi, l’osservatore che vi passa accanto, ha davanti agli occhi uno spettacolo di una tristezza infinita. Oltre alla presenza deprecabile di una serie di bidoni della raccolta dei rifiuti, ad uno sguardo attento è possibile osservare il suo interno, completamente distrutto.