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IL CAFFE’ SOSPESO

 

buona

 

A casa di Katia siamo dovuti andar presto, d’altronde è un rito che non dovrebbe avere variazioni. Intorno a lei il truccatore e parrucchiere cominciano l’opera che poi dovrà essere ritratta.

Di solito il fotografo, sul punto di arrivare, tra il traffico il parcheggio, comincia a ritardare. L’ansia nasce, cresce e si alimenta.

Nella casa non c’è scusa che tenga. Eppure accade ma è sempre perdonato.

A casa della Signora Maria nonostante tutto riceviamo una grande ospitalità. Infatti lei pronta a preparare un bel caffè e a disarmare tutte le preoccupazioni e lo stress accumulato per il ritardo anzi, addirittura narrando, in mezzo a tutto il bordello, un libro che parla del rito del caffè sospeso,  una tradizione del dopoguerra, oggi ancora in atto, nata nei bar di Napoli.

Quando viene ordinato un caffè sospeso, il cliente paga due caffè ma ne riceve uno solo. In questo modo, quando una persona povera entra nel bar può chiedere se c’è un caffè sospeso e, in caso affermativo, riceve un caffè come se gli fosse stato offerto dal primo cliente. Questa tradizione è stata ed è ancora un’usanza viva nella società napoletana per diversi anni nonostante la situazione finanziaria che stiamo attraversando.

Nel 2008, lo scrittore Luciano De Crescenzo ha raccolto ed elaborato una serie di articoli di giornali, considerazioni e aneddoti sul tema, intitolandoli IL CAFFE’ SOSPESO